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L'austerità del mio pianeta mi impone di essere severa con me stessa e con gli altri, con chi ha perduto i valori, i principi, sotterrati da una società superficiale dove, l'usa e getta, è diventata la quotidianità. Tante parole belle e giuste vengono usate, ma poi nei fatti l'onestà e il rispetto sono diventati inesistenti !!

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martedì 26 giugno 2012

Perché alcune donne sono attratte da uomini già impegnati?


L'attrazione verso una persona affonda le sue radici profonde nel desiderio sessuale, nella soddisfazione istintuale di quella bramosia. Innamorarsi vuol dire anche vivere il desiderio di possesso ed esclusività dell'amato. Ma cos'è allora che spinge una donna a frustrare questo desiderio ricercando l'amore di un uomo impegnato?
Noi amiamo nel modo in cui abbiamo imparato ad amare durante la nostra infanzia e vogliamo essere amati in maniera conforme con le nostre esperienze infantili. Laddove, nell'infanzia, le figure genitoriali non vengono interioriorizzate come calde ed empatiche, nella vita adulta la ricerca di un rapporto amoroso dovrà fare i conti con i propri vissuti interiori e potrà tendere verso situazioni difficili o addirittura impossibili. Ci si può innamorare del ragazzo della migliore amica, del capo ufficio sposato, o della persona che non ricambia in maniera esclusiva. Desiderare solo uomini già impegnati può significare non stare completamente in un rapporto o addirittura non desiderarlo affatto.
Si evita così il dolore di una eventuale separazione con l'oggetto d'amore, si evita di rivivere quella ferita di non essere stati amati sufficientemente o magari abbandonati. "Non soffro perché non ti ho mai avuto completamente".
La donna attratta dall'uomo impegnato lo conosce davvero a fondo o piuttosto si abbandona alle fantasie amorose inseguendo un sogno, riempiendo le inevitabili caselle vuote dell'identità dell'altro con parti di sé proiettate? In un rapporto triangolare, l'amante è costretta a vivere in clandestinità, crede di avere le parti più belle dell'altro, ma in realtà ne gode solo in parte e, forse, non lo conosce nemmeno profondamente. E' più difficile amarsi condividendo la quotidianità, con tutti i problemi reali, che farlo saltuariamente, andando a mangiare al ristorante, incontrandosi in un motel. Eccitante, forse si, ma manca qualcosa.

E' possibile che l'altro non sia realmente amato per quello che è, ma come ricettacolo delle proprie proiezioni ideali, come creatura che si vorrebbe poter plasmare secondo i propri modelli interiori, secondo i propri bisogni.
E infatti accade spesso che, quando l'uomo sposato accenna ad una separazione dalla moglie e diviene quindi realistica la possibilità di vivere finalmente un rapporto alla luce del sole, la donna fugge.
Nell'amore impossibile, i fantasmi edipici vengono replicati mediante la ripetizione triangolare: lui, lei e l'altro (l'ostacolo), si ama colui che non si può avere come, nell'infanzia, inconsciamente, si amava il genitore del sesso opposto, desiderato ma mai raggiunto.
Questo tipo di situazione ricorda piuttosto quegli innamoramenti adolescenziali, quando emozioni e sensazioni rimangono su un piano istintivo, in attesa di evolvere in un amore completo e maturo, condividendo un percorso di crescita.
L'amante può vivere più o meno inconsciamente la rivalità con l'altra donna e nutrire false illusioni circa un futuro insieme all'uomo, oltre all'ingenua convinzione di avere un potere su di lui ("tanto grande è l'amore per me che lascerà sua moglie"). Nella maggior parte dei casi non è esattamente così. Il ruolo dell'amante può ridursi ad una sorta di contenimento per tutte le lamentele, le insoddisfazioni e gli sfoghi del partner riguardo alla sua compagna ufficiale.
Può esserci una inconscia soddisfazione nel ruolo protettivo, materno, ma, più
probabilmente, vi è una sofferenza profonda che fa da sfondo ad una bassa autostima: ci si sente non degni di essere amati, ma si pensa di poter interessare all'altro perché lo si cura, lo si soccorre. Alla base vi è la paura di essere abbandonate che comporta l'attaccamento morboso a qualcuno che si finisce con il ritenere indispensabile per la propria sopravvivenza.
Può capitare che l'uomo impegnato finisca per dividersi tra l'amante, che può dare ciò che nel rapporto ufficiale ormai manca, e la moglie, non vivendo completamente né l'una né l'altra. Sono molte le donne che chiedono allo psicoterapeuta "suggerimenti" per poter scoprire se l'uomo sia veramente interessato a loro o sono soltanto alla ricerca di un'amante…
Non ci sono delle regole fisse che possano determinare dei comportamenti-spia per capire se una persona è interessata veramente o se sta cercando solo un amante. Esistono uomini che riescono a vivere perfettamente due relazioni contemporaneamente. L'uomo sposato, anche se sta male con la moglie, difficilmente la lascia di sua spontanea volontà. Oscilla continuamente tra la voglia di porre fine al rapporto e il senso di colpa: solitamente è la donna
a prendere la decisione, l'uomo ha difficoltà a separarsi.
Il bambino, nella sua fantasia inconscia, si considera l'unico destinatario dell'interesse della madre, molto probabilmente, la convinzione di essere l'oggetto del desiderio della madre continua anche nell'età adulta: lasciarla vorrebbe dire ferirla così come (lasciare la moglie vorrebbe dire ferirla). Non sempre gli uomini vivono liberamente le proprie emozioni, sono portati a negarle con l'illusione di sfuggire alla sofferenza. Tutto ciò può ridurre il ruolo dell'amante ad una sorta di evasione passionale/sessuale.
Un segnale di possibili "intenzioni più serie" potrebbe essere l'esistenza di momenti di condivisione profonda, di interessi comuni, vicinanza al di là della sola sfera sessuale. Anche un allontanamento dalla compagna "ufficiale" potrebbe essere indicativo di un interesse più autentico.

Quando una donna lascia perdere…
Provare una attrazione implica anche un forte desiderio di soddisfarla. Soffocare sempre volontariamente quel desiderio può portare disagio e sofferenza e, alla lunga, induce a vivere in modalità repressa la propria vita. Chi è predisposto a frenare qualsiasi impulso, sta probabilmente evitando un contatto emotivo, è trattenuto ed è poco disponibile a lasciarsi andare a ciò che sente veramente e al rischio, scegliendo magari partner rassicuranti, al solo scopo di allontanare la solitudine. La donna che, pur attratta da un uomo impegnato, frena la passione, potrebbe anche nascondere, dietro spiegazioni come: "lascio perdere perché sono onesta", "perché non ne vale la pena", "perché credo a certi valori", una difficoltà a mettersi in discussione ed affrontare conflitti, aspetti incoerenti e lati "scomodi" della propria personalità.

Quando una donna provoca e aspetta…
Provocare e poi scappare ricorda un po' quello che fanno le bambine quando stuzzicano il papà, fanno un balletto con la gonna che gira e poi corrono lontano vedendo l'effetto che fa. La seduttività alimenta una fantasia inconscia onnipotente, "faccio in modo che l'altro venga attratto da me, cioè attiro la sua attenzione". Sembrerebbe più un desiderio narcisistico di essere apprezzati, notati, considerati. Forse finisce tutto lì. Forse il confronto aperto spaventa e si preferisce lasciare che sia lui a esporsi, a rischiare di più.

Quando una donna decide di sfidare…
La donna che "agisce" le proprie pulsioni, istintivamente e senza darsi il tempo di pensare, soddisfa nell'immediato, il desiderio che deriva dall'attrazione, ma può, così facendo, penalizzare la comprensione più profonda dell'altro e la costruzione di un rapporto. In questi casi, la sessualità potrebbe essere guidata da una fantasia aggressiva di "impossessamento". Si può assistere ad un tentativo di dominio sulla persona desiderata, l'altro viene ricercato solo per avere su di lui un completo controllo. Forse alla base c'è un atteggiamento di fondamentale sfiducia che potrebbe portare a non investire sul futuro, per farsi invece guidare dal piacere immediato della situazione. Questa modalità può lasciare l'amaro in bocca, acuire la solitudine.


lunedì 8 agosto 2011

QUANDO LUI E' UN BUGIARDO PATOLOGICO

Chi racconta una bugia è quasi sempre mosso da una tattica, un piano strategico che tende verso un obiettivo, un fine, la bugia non è mai fine a se stessa. E' una strategia che nelle attese di chi le adotta permette di ottenere qualcosa in più rispetto alla "verità". E un comportamento che garantirebbe la "sopravvivenza", socialemente utile perchè consente di avere buone relazioni con tutti, ricavarne vantaggi  sul lavoro, schivare le responsabilità, sottrarsi a controlli e critiche. A volte si è portati ad inventare frottole per non arrecare dispiaceri ai propri cari, le classiche "bugie a fin di bene". Ma a volte, al contrario, la verità scagliata violentemente sul proprio partner potrebbe rivelarsi solo un atteggiamento aggressivo, agito al solo scopo di colpire l'altro: svelare una infedeltà di poco conto potrebbe essere utile solamente per svincolarsi dai sensi di colpa e catapultarli sul proprio compagno.
Conservare un segreto può anche voler dire essere autonomi, adulti: le persone mature sanno anche fingere, i bambini hanno la tendenza a raccontare tutto alla mamma. In ogni caso l'importante è che la bugia rimanga un episodio singolo altrimenti potrebbe diventare una giustificazione per creare interi castelli in aria, storie parallele, doppie vite. Inganni senza fine dove, credendo di imbrogliare gli altri, si finisce con il tradire se stessi. Recitare ruoli o personaggi lontani dal nostro modo di essere, affezionarsi ad un scenario inventato ad hoc per farci accettare dagli altri o per garantire la sopravvivenza della nostra autostima. Nella letteratura clinica in realtà non esiste una vera e propria "sindrome del bugiardo" (o come è chiamata da molti "sindrome di pinocchio") ma certamente la tendenza a dire bugie è un aspetto predominante di alcune tipologie di personalità come quella narcisista o addirittura quella deviante. 
Prendere in prestito il personaggio di Pinocchio attraverso la metafora della sua storia ci può essere utile per meglio identificare coloro che hanno una forte tendenza a raccontare bugie. Pinocchio è un burattino di legno che vuole diventare un bravo ragazzo (in carne ed ossa), cerca di essere adulto o meglio finge di essere grande ma in realtà si comporta come un bambino (a differenza del personaggio di Peter Pan che invece ha scelto di rimanere bambino). Nella fiaba Pinocchio si ripromette di ascoltare papà Geppetto e la Fatina (che potremmo metaforicamente assimilare alla mamma) ma purtroppo i suoi desideri lo spingono sempre ad agire impulsivamente e a non preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni ("fa spallucce"): non è un caso che il paese dei balocchi si riveli una grande fregatura.
Nella prima parte della storia il Grillo parlante (il genitore interiorizzato) viene schiacciato con una martellata. Quante promesse, a se stesso e agli adulti, di diventare giudizioso e bravo! Pinocchio, così come Peter Pan ha una grande voglia di vivere, entusiasmo, curiosità, creatività da vendere in opposizione al mondo degli adulti tutto improntato alla ricerca del successo, del denaro e dei beni materiali. L'uomo "Pinocchio", così come il burattino, rimane infantile, senza la capacità di integrare la propria personalità con la difficoltà a mantenere i propri impegni, a prendersi le proprie responsabilità, con la forte tendenza a dire continue bugie per non affrontare la propria realtà. 


Perchè un uomo può arrivare a costruire la propria esistenza sulle bugie? 
La favola di Collodi si conclude con la raggiunta maturità del burattino: diviene un ragazzino assennato, studia, salva il suo papà dalla balena ed in seguito si occupa di lui, grato per tutto il bene che le due figure adulte importanti (Geppetto e la Fatina) gli hanno donato. Il bambino si evolve psichicamente e diviene quindi un adulto. Ma perché molti bambini rimangono "troppo infantili"come era Pinocchio nella prima parte della sua storia? Perché in alcuni uomini non avviene la trasformazione, la crescita psichica e rimane quella fastidiosa tendenza a raccontarsi e raccontare frottole dando di sé una immagine non autentica? 
Tutto quello che siamo o diventiamo ha necessariamente a che fare con i nostri rapporti affettivi del periodo infantile, non si possono ignorarei vissuti interiorizzati attraverso i rapporti con le figure di riferimento. A volte i bambini possono interiorizzare uno scambio affettivo arido con i propri genitori, poco sostegno, poca vicinanza fisica, incapacità di contenimento, trascuratezza, assenza, a volte addirittura aggressività e poco riconoscimento della propria individualità. La dolorosa angoscia per la frustrazione e la trascuratezza dei genitori, porta questi bambini a cercare il modo di "caversela" da soli, tentando disperatamente di provvedere ai propri bisogni che però, il più delle volte, vengono soffocati, manipolati, stravolti.


Grande disorientamento e confusione che spinge il bambino prima e l'adulto poi a recitare una parte, un copione attraverso il quale "compiacere" i genitori proprio per essere accettati. E' una trama che si ripete tutta la vita all'interno della quale si ha la tendenza a non essere se stessi, a manipolare continuamente il rapporto con se stessi e con gli altri, allontanando il sano desiderio di costruire la propria intimità. Perché? Troppo intense sono le paure e le sofferenze infantili, tanto da voler evitare di riviverle, si predilige così un atteggiamento efficace come quello di manipolare gli altri in modo da allontanare il rischio che si possa ripresentare l'antico scenario vissuto con i propri genitori! La maggior parte di quei pazienti che hanno subito maltrattamenti in famiglia, descrive i genitori come persone amorevoli ed affettuose, sì esigenti, ma sempre preoccupati per i loro figli. La realtà viene come alterata, negata forse perché troppo dolorosa e difficile da tollerare. Una sorta di autoinganno, di vera e propria assenza di consapevolezza. Vivere illudendosi e vivere illudendo gli altri può essere strettamente connesso. 


Come riconoscere un bugiardo patologico? 
L'uomo-Pinocchio ha una grande necessità di mantenere alta la sua autostima ad ogni costo attraverso conferme continue della sua abilità nel controllare gli altri, ha una grande difficoltà nel comprendere di avere bisogno di aiuto e soprattutto nel chiedere aiuto, forse l'unica occasione che potrebbe spingerlo a chiedere aiuto è l'esperienza di abbandoni inaspettati che lo costringono a rimanere solo. Dopo una menzogna si pente momentaneamente, ma ciò non è mai seguito da un reale cambiamento. E' raro che viva sensi di colpa e vergogna, c'è una forte tendenza a colpevolizzare chi lo accusa, il comportamento che lo contraddistingue è impulsivo, con una inclinazione a vivere l' "attimo fuggente". E naturalmente ha una grande difficoltà a progettare e a mantenere dei programmi costruttivi. L'uomo- Pinocchio è bravissimo a trarre il proprio vantaggio nel rapporto con gli altri, con grande maestria tiene lontano il prossimo, disprezzandolo e mettendolo in una posizione di inferiorità: perchè questo accada è costretto a circondarsi di persone che, pur di sentirsi importanti, (generalmente per risolvere un proprio senso di inadeguatezza) hanno la tendenza a "volerlo salvare" a tutti i costi. Pinocchio esiste solo insieme alla Fatina che lo salva. Le mogli e le fidanzate dei "pinocchi"sopportano rassegnate le birbanterie e le frottole dei loro compagni che, con un atteggiamento da veri bambinoni, una volta scoperti, piangono e fanno i capricci fino a quando arriva puntuale il perdono che dà loro il "permesso" di intraprendere di nuovo la strada delle bugie. La maggior parte di queste donne "salvatrici" fanno finta di credere alle scuse e alle promesse ma rimangono aggrappate alla propria paura di essere abbandonate e di rimanere sole tanto da sopportare il costo di essere manipolate e ingannate. La maggior parte di queste donne vive proprio il timore di far male all'altro abbandonandoloLe Fatine per eccellenza sono donne che tendono, per natura, a negare l'evidenza dei comportamenti trasgressivi altrui. Le contraddistingue un grande spirito di sacrificio e il desiderio di riscattare gli altri. Poca autostima e quindi una consequenziale tendenza a pensare prima e soprattutto agli altri che a se stesse. 


Come comportarsi se ci si trova nella situazione di avere un partner che soffre di questa condizione? 
Sicuramente una domanda fondamentale da porsi è come mai si continuano a subire le continue umiliazioni delle false promesse del compagno. Anche se è una impresa difficile, bisogna provare a smettere di credere alle autocommiserazioni di Pinocchio, dare delle scadenze effettive rispetto alle aspettative riguardo il comportamento interpersonale. A volte si può scoprire che una separazione sia la soluzione migliore. Cominciare a pensare di fare un percorso psicoterapeutico per comprendere i motivi di tanta dedizione e soprattutto per evitare che il proprio atteggiamento masochistico si ripeta all'infinito, procurandosi ferite continue e una vita priva di complicità emotiva e intimità, e quindi non autentica, nascondendo anche a se stesse il vero sé. 


Si può guarire da questa condizione? 
Cambiare significa innanzitutto rendersi conto che si sta recitando un copione, che non si è se stessi e l'uomo Pinocchio, per la sua natura, non è certo agevolato in questa coraggiosa rivoluzione interiore. Forse l'unica possibilità che potrebbe aprire loro uno spiraglio è l'essere abbandonati, trovarsi completamente soli con la mancata possibilità di "utilizzare" le donne. Potrebbe essere determinante il fatto che la donna non perdoni più Pinocchio quando fa delle marachelle specialmente se sono continue e senza speranza. Il cambiamento dell'uomo potrebbe essere vantaggioso solo se è interiore, profondo, dovrebbe legarsi alla perdita definitiva della tendenza a ricavare dei vantaggi attraverso le menzogne e le manipolazioni. Cambiare è possibile, almeno in potenza, bisogna trovare però la chiave giusta. Non esiste una regola uguale per tutti, e comunque è necessario interrogarsi sul senso di quello che si sta vivendo. La psicoterapia può essere un grande aiuto anche se i pazienti-Pinocchio che bussano alla porta dello psicoterapeuta sono coloro che sono stati ripetutamente abbandonati o anche traditi. A volte qualcuno sperimenta qualcosa che si avvicina all'esperienza del panico o a quella della depressione. Numerosi sono i giocatori d'azzardo o gli alcolisti. 


Si tratta di una condizione che riguarda maggiormente gli uomini o le donne? 
Un numero assai consistente di uomini vive vite parallele. Spesso uomini sposati mantengono per anni relazioni extraconiugali che sembrano non intaccare minimamente la loro convinzione a vivere in famiglia nel ruolo stabile di mariti e padri. Si muovono come se niente fosse da un contesto all'altro in palese incompatibilità affettiva, pur tuttavia, senza tormenti e dubbi. Dichiarano il loro amore per la moglie (madre dei loro figli) e poi contemporaneamente la tradiscono senza titubanza. Dividersi in storie parallele è molto comune tra gli uomini- Pinocchio che, per un eccesso di predisposizione narcisistica vivono il piacere "speciale" e l'onore di sentirsi al centro dello scenario affettivo di più donne, moltiplicando occasioni di appagamento e di consenso femminile. Non sentono la necessità di fare una scelta. In generale l'uomo non ambisce all'esclusività o alla totale condivisione nel rapporto di coppia (tendenza questa squisitamente femminile) la suddivisione della loro affettività non li fa sentire frammentati o disorientati.


I più comuni disagi sono relativi alla difficoltà di tenere in piedi castelli enormi di bugie e cercare sempre la credibilità per non farsi scoprire dalle rispettive compagne. Anzi, nella maggior parte dei casi, sentono di mentire per una buona causa, cercando di tutelare integrità della propria immagine. E' difficile, per questa tipologia di uomini, rendersi conto dei bisogni affettivi delle persone che li circondano. Le donne, rispetto agli uomini, riescono più facilmente a chiudere un rapporto prima di dare vita ad un altro: forse sono più predisposte ad interrompere quando sentono di potersi fidare del nuovo partner e di poter contare sul suo attaccamento. Generalmente sono le donne a doversi contendere l'amore di un uomo. Appena c'è l'occasione, le donne sono portate a scegliere ma raramente lasciano il loro compagno nell'incertezza. L'uomo invece sembra godere nel mettere le donne in competizione tra loro. Le donne sacrificano più volentieri le loro amicizie in nome dei rapporti familiari, sono in perenne conflitto interiore che, ancora una volta, le costringe ad una "scelta"rispetto ad un ambito relazionale rispetto agli altri al quale si consacrano con totale dedizione. L'uomo, rispetto alla donna, sembra avere bisogno di maggiori e continue conferme di sé attraverso il rispecchiarsi negli altri, attraverso il rimando dell'immagine tentano disperatamente di costruire l'integrità e la forza della propria identità. 
Non possiamo dire con certezza che l'uomo sia, in assoluto, più menzognero della donna, certo però che, rispetto alla donna più malvolentieri prende posizioni nette, è portato a fare delle scelte definitive e, affrontare conflitti e ambiguità. Pur di non mettersi in discussione tenta di restare a galla soprattutto attraverso realtà inventate o taciute.